Il Genius Loci

Il Genius Loci

E’ un’emozione passeggiare nella zona antica di Tagliacozzo.

Si passa da una piazza meravigliosa, tra le più armoniche e scenografiche del Centro Italia, a viuzze che danno la sensazione di ritornare indietro di qualche secolo.
Ogni casa, ogni apertura è sormontata da un frontone, piccolo o più grande, rovinato dagli anni o ancora in buono stato, indizio spesso di un’importante casata o di un’attività artigiana.
Ci si imbatte poi in un angolo di natura amena, con un fiume che precipita dall’alto e che si incunea, dopo un centinaio di metri, in un cunicolo sotterraneo, mentre sulla sua destra si innalza una pineta che invita il viandante a percorrerla in salita, verso la vetta del monte.
Da un’altra parte ci si ritrova dinanzi la facciata di una Chiesa, sulla quale campeggia uno splendido rosone, ricco d’arte e di sacralità.
Pochi passi e si ammira una scalinata che si avvolge a gradini bassi e larghi, dalla quale ci si attende quasi di veder discendere gli antichi abitanti, in abiti da festa, per recarsi alla messa domenicale.
E che dire di un’immagine da cartolina che ti prende dentro quando varchi l’archetto romano e ti trovi ad ammirare case abbarbicate alla roccia, fin su la cima della stessa?
Allora capisci davvero di essere in un luogo unico ed irripetibile, testimone di secoli di storia e di tradizioni.

 

LA MEMORIA DEGLI UOMINI
Per i tantissimi tagliacozzani che, per necessità o per lavoro, hanno da decenni lasciato il loro paese, quest’ultimo appare molto diverso, specie se osserveranno la parte nuova, al di qua dell’arco romano, i palazzi e le ville, i nuovi rioni e le nuove strade. Poi però basterà superare l’arco verso l’interno ed allora ritroveranno la Tagliacozzo di sempre, quella che è rimasta nei loro ricordi, nel loro sangue, quella della Piazza dell’Obelisco ove da ragazzi hanno giocato, hanno passeggiato, hanno amoreggiato.
Questi luoghi, quest’aria, questi profumi antichi spiegano come mai negli anni ’20, ’30 e ’40 il paese sia stato meta preferita di tantissimi romani di ottimo lignaggio, che hanno qui acquistato case e terreni.
E così si spiega anche quella sorta di malìa e di vera e propria “saudade” che inevitabilmente prende tutti i tagliacozzani che vivono altrove e che non vedono l’ora di ritornare perché qui, per loro, è l’ombelico del mondo, qui è il posto sulla terra nel quale è più dolce vivere.